Caso Ariel Jeffrey Kouakou: una razzista punita

Caso Ariel Jeffrey Kouakou: una razzista punita

16 Marzo 2018 6 Di Andress Kouakou

Dopo che era stata lanciata un’allerta AMBER per il giovane Ariel Jeffrey Kouakou, ragazzo di 10 anni originario della Costa d’Avorio scomparso lo scorso 12 marzo, era spuntato fuori un gruppo Facebook chiamato The Kingdom, una comitiva di razzisti di ogni genere che scrive stati e commenti offensivi riguardo alla sparizione di Ariel e ben altro. Uno tra i tanti commenti che di più ha attirato la nostra attenzione è stato quello della signorina Mélanie Tétreault per via delle conseguenze che hanno avuto in seguito le sue azioni.

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Dopo che è trapelato lo screenshort del suo stato che recitava “Do una ricompensa a chi me lo ritrova e me lo riporta sano e salvo. Da me, gli aspetta un bel futuro da schiavo di casa” con sotto la foto del ragazzo, Mélanie si è beccata un linciaggio mediatico. Gli internauti si sono infatti scagliati contro di lei fino a farla rimangiare tutto l’odio per i neri che aveva confessato sul social.

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“Bene, mettiamo le cose in chiaro, non sono razzista, mi piace solo provocare e fare dell’umorismo nero. Chiedo scusa a chi ho scioccato, ma non dicevo sul serio. Il gruppo nel quale ho pubblicato è un gruppo privato di black humor… Quindi non volevo offendere nessuno con le mie parole. Spero di cuore che il piccolo Ariel venga ritrovato, grazie”, aveva pubblicato poi la Tétreaul per giustificarsi e scusarsi. Ma troppo tardi! l’amministratore della Lunetterie New Look Eyewear, la ditta presso cui lavorava, informato del deviamento della sua dipendente da quello che dovrebbe essere un comportamento giusto, ha deciso di licenziarla con queste parole pubblicate sulla loro pagina:

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“Cari utenti, questa mattina siamo stati messi al corrente del commento inaccettabile di una delle nostre dipendenti su Facebook. Sappiate che Lunetterie New look prende molto sul serio questa situazione e si dissocia completamente dalle parole di questa dipendente. Il rispetto è uno dei valori fondamentali della nostra impresa e i nostri dipendenti devono rispettare questo codice di condotta e di etica. Stiamo prendendo i provvedimenti necessari riguardo a tale situazione …”.

Dopo le proteste e l’indignazione della comunità nera in tutto il mondo suscitate dalla cattiva pubblicità della marca H&M, le aziende stanno un po’ più attente su cosa dire o fare. Speriamo che venga ritrovato sano e salvo il piccolo Ariel e che vengano asciugate le lacrime di una madre.

Se il razzismo venisse punito spesso, il mondo sarebbe un posto migliore.

Andress Kouakou, Niamke N. Lynda

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