L'Africa dice 'NO' agli eterni presidenti

Sudan, Benin, Algeria, Gabon, Togo e Camerun, questi sono gli stati in cui la popolazione civile africana ha cominciato ad alzare la voce contro il governo di presidenti dispotici che hanno reso la loro carica ereditaria e/o a vita.

Sudan: la popolazione civile con l’aiuto dell’esercito spodesta Omar Al-Bashir. Le cose degenerano quando l’esercito decide di non dare il potere ai civili: scoppia il conflitto tra società civile ed esercito. Stupri, massacri, torture vengono celati agli occhi dell’Occidente ormai cieco alle sventure africane, bloccando internet.

Benin: i dimostranti lottano contro i poliziotti nelle varie città per protestare contro il presidente Patrice Talon e le recenti elezioni alle quali, per una riforma elettorale voluta dal governo, hanno potuto partecipare solo due partiti che sostenevano il presidente che, naturalmente, ha vinto. Polizia ed esercito hanno anche arrestato preventivamente diverse decine di persone tra cui membri dell’opposizione e tra cui l’ex presidente Thomas Boni Yayi, relegato in casa ed è accusato di aver incitato la popolazione a sollevarsi contro la riforma elettorale di Talon. Sono stati invocati diverse volte l’intervento dell’Unione Africana, della Commissione Diritti Umani della stessa, gli organismi politici regionali e le associazioni per i diritti umani come Amnesty International e Human Right Watch per richiedere l’annullamento delle elezioni e la loro ripetizione con la partecipazione dei partiti di opposizione . Nel frattempo le manifestazioni continuano.

Algeria: l’esercito spinto dalla mobilitazione in piazza ha portato fuori scena il presidente Abdelaziz Bouteflika, 82 anni in carica da 20 anni, che dal 2013 non si fa quasi più vedere in pubblico a causa della paralisi e dei danni provocati da un ictus, ma ha voluto ricandidarsi per il quinto mandato.  Ogni manovra del potere è stata neutralizzata, non accontentandosi della vittoria e rifiutando di lasciare al sistema la possibilità di preparare liberamente la successione. Gli algerini, soprattutto i giovani, hanno ribadito la loro contrarietà al quinto mandato, uscendo così dalla bolla di paura e immobilismo.

Several thousand students are returning to Algiers in Algeria on March 05, 2019 and in several cities in Algeria against the fifth candidacy of President Abdelaziz Bouteflika. (Photo by Billal Bensalem/NurPhoto via Getty Images)

Gabon: dopo le presidenziali vinte dall’attuale presidente Ali Bongo al potere dal 2009, dopo aver sostituito il padre che è stato al governo per ben 42 anni, ci furono tante proteste da parte dell’opposizione. Il candidato dell’opposizione Jean Ping, che non ha accettato il risultato del voto, ha chiesto la pubblicazione dei dati elettorali seggio per seggio e l’assistenza internazionale per proteggere la popolazione. I manifestanti anti-Bongo sono scesi in strada nella capitale Libreville scontrandosi con la polizia e dando alle fiamme parte della sede del Parlamento.

Togo: in cerca della democrazia dopo cinquant’anni di persecuzioni politiche, di violenze e di censure trascorsi in silenzio, senza che nessuno se ne accorgesse, il popolo togolese è sceso in piazza per cacciare Faure Gnassingbé, dal 2005 ininterrottamente al potere. Potere ereditato dal padre a sua volta presidente nei 30 anni precedenti. Il presidente Faure Gnassingbé però non vuole mollare il potere e continua a vietare manifestazioni e arrestare nemici. Fuori dal Togo, la diaspora protesta: ci sono marce di proteste in Italia, Francia, Germania, Belgio per sensibilizzare le potenze occidentali nello schierarsi contro l’attuale dittatore.

Camerun: durante una serie di proteste contro il presidente Paul Biya e il suo governo due persone sono rimaste ferite e 351 sono state arrestate in quattro regioni del paese, tra cui anche diversi alti leader dell’opposizione come Maurice Kamto. Gli oppositori chiedono la scarcerazione delle centinaia di persone arrestate nel corso di precedenti proteste e la fine delle uccisioni nelle regioni anglofone del paese, dove da oltre due anni è in corso un sanguinoso conflitto tra governo e separatisti. La situazione è peggiorata la scorsa settimana con l’uccisione di un bambino di quattro mesi e i genitori dopo aver diffuso un video in cui accusavano le forze dell’ordine della morte del figlio, sono stati costretti a fuggire. Si contano circa mezzo milione di persone fuggite dalle loro case a causa delle violenze, molte delle quali hanno attraversato il confine con la Nigeria.

Niamke N. Lynda

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Dottoressa in Lingue e culture per l’editoria e in Giornalismo e cultura editoriale, Lynda è nata in Costa d'Avorio da madre ivoriana e padre ghanese. Trasferitasi in Italia all'età di 8 anni, vi ha seguito tutta la sua formazione scolastica. Il suo amore per l'Africa, le ha fatto decidere di fare un'esperienza in Ghana, dove ha perfezionato quelle che sono le sue conoscenze e competenze orali e tecniche nell'ambito del giornalismo.

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