Coronavirus, “la malattia dei bianchi”

Il virus che ha messo in ginocchio quasi l’intero mondo con elevati casi di contagio e di decessi, viene definito in Africa come “la malattia dei bianchi”. I dati iniziali relativi al livello di contagio nel continente africano hanno rilevato che il Covid-19 è stato “importato” dall’Europa. Molti francesi e italiani infatti, sono arrivati in Africa prima che i vari governi decidessero di chiudere le frontiere, portandosi dietro il virus. Alcuni erano totalmente ignari del loro stato di salute, altri, purtroppo ne erano consapevoli ma hanno preferito partire lo stesso per l’Africa, con tanta non curanza e irresponsabilità. Stessi comportamenti che hanno caratterizzato i molti italiani esodati dal nord al sud e quelli che ancora, nonostante l’ordinanza di stare a casa, continuano ad uscire facendo allungare sempre di più i tempi di isolamento sociale. Diverso è stato il comportamento dei cittadini cinesi che giunti sul continente prima dell’esplosione virologica di Wuan si sono messi volontariamente in quarantena.

Il fatto che l’epidemia sia stata importata ha portato al diffondersi di reazioni xenofobe da parte degli africani che non si limitano alle sole accuse, ma purtroppo in molti stati sfociano in aggressioni fisiche contro gli occidentali: Congo, Burundi, Zimbabwe, Kenya e tanti altri stati.

Dando un’occhiata allo stato delle cose, sono quasi un milione e 300mila i casi di coronavirus, 69.514 vittime e 262.999 guariti nel mondo (dati della Jhons Hopkins University) e l’Europa il continente più colpito conta 675.580 casi e 50mila morti. L’Italia come purtroppo sappiamo è al primo posto per il bilancio della vittime che al primo di aprile è stato di 12.428 morti. In Africa invece, oltre 10mila casi confermati e oltre 500 morti (dati OMS) in tutto il continente. Un livello molto al di sotto di quello che molti si aspettavano. Sarà questo il motivo che ha spinto i due scienziati francesi Jean-Paul Mira e Camille Locht a fare la proposta di testare i vaccini anti covid-19 sugli Africani? Quest’uscita ha fatto molto clamore sia qui in Europa che in africa, dove molte persone hanno iniziato a protestare.

Ma come mai ancora oggi si ha una considerazione così bassa degli Africani? Come mai uno stato civile come la Francia arriva a proporre un’idea disumana e poco etica come quella di usare gli africani come animali da laboratorio? Siamo nel 2020 e non nel 1880 o ancora nel XVI secolo in cui gli africani erano alla mercé dei bianchi schiavisti. Queste sono alcune delle tante domande che questa situazione ha prodotto. La risposta è ovviamente sempre la stessa: alla fine è una prassi, l’Africa è sempre stata il laboratorio dell’Europa. Perché? Torniamo in dietro nella storia, ma non troppo lontano:

2018: i ricercatori statunitensi della Harvard Medical School avevano messo a punto un trattamento ‘a mosaico’ con frammenti di diversi ceppi di virus presi da diverse parti del mondo creando un ipotetico vaccino contro l’Hiv. Un vaccino che puntando a fornire immunità contro il virus, è stato testato su 2300 persone in diversi paesi dell’Africa subsahariana con l’obiettivo di verificarne l’efficacia.

Pochi anni fa ci sono stati dei casi in Namibia e Kenya dove giovani ragazze sono rimaste sterili in nome della scienza.

Alla luce di tutto questo non c’è molto di cui scandalizzarsi. Forse quello che ha generato tanto trambusto è che l’idea dei due scienziati è stata proposta pubblicamente e non con i sotterfugi che in Africa purtroppo sono un habitué. Scavando nei retroscena dei missionari dagli inizi dei tempi e degli aiuti delle fondazioni milionarie statunitensi, è ridondante dire che la presenza dei bianchi in Africa oggi così come nel passato è per un solo motivo: lo sfruttamento. E la situazione rimarrà sempre così se le giovani generazioni non si unirano sotto un solo proposito, quello spezzare la eterna cattena della schiavitù che ci lega agli europei, i nostri leader corrotti e dormienti continueranno a sacrificare la nostra gente, per un pugno di monete d’oro provenienti dall’occidente, ma fatti con l’oro africano.

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Niamke N. Lynda
About Niamke N. Lynda 100 Articles
Dottoressa in Lingue e culture per l’editoria e in Giornalismo e cultura editoriale, Lynda è nata in Costa d'Avorio da madre ivoriana e padre ghanese. Trasferitasi in Italia all'età di 8 anni, vi ha seguito tutta la sua formazione scolastica. Il suo amore per l'Africa, le ha fatto decidere di fare un'esperienza in Ghana, dove ha perfezionato quelle che sono le sue conoscenze e competenze orali e tecniche nell'ambito del giornalismo.

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