Carine Natacha Boli: un sogno diventato realtà

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Ben ritrovati su Farafina’s voice. Oggi per la rubrica A TU PER TU, andremo a conoscere Carine Boli – giovane mamma, dottoressa in Economia – che ha da poco avviato la sua attività sui capelli crespi sub sahariani. Durante il suo ultimo Workshop, siamo andati a curiosare nel suo negozio in Via Bergamo 12/B a Parma.

Carine, parlaci un po’ di te

Sono Carine Natacha Boli, sono camerunese, ho 29 anni e sono in Italia dall’agosto 2010 come studentessa alla facoltà di economia e marketing in cui mi sono laureata.

Come mai questo gran cambiamento da economia a capelli?

La solita domanda. Questa è una passione diventata professione. Ero appassionata anche perché è un tema che MI tocca principalmente tanto.

Da dove ti viene questa passione?

Dopo che la stiratura chimica mi ha bruciato il cuoio capelluto e che mi sono ritrovata una mattina con la pelle della testa attaccata al guanciale, ho detto “no basta”. È stato l’effetto scatenante e ho pensato “qui bisognava trovare una via di fuga”. La mia soluzione è stata quella di tornare al naturale.

Quando sei tornata al naturale?

Nel 2012. Non era una questione di stile, anche perché qui in Italia, non era ancora una moda. Ti dico, anche per trovare i prodotti allora, non era affatto facile. O ordinavi dalla Francia o dall’Inghilterra.

Quindi 2012, tagli tutto, passi al capello naturale e quando hai pensato al progetto del negozio?

 

Il progetto concretamente scritto, intendo business plan, nasce nel 2016 simultaneamente alla creazione della pagina Pretty Kinky roots, fatta insieme alle mie amiche. Ma il negozio apre nel maggio 2018. Devo dire però che appena mi sono tagliata i capelli, dicevo alle mie amiche che sarebbe bello creare qualcosa di simile alle ragazze in Francia, cioè avere un posto dove trovare i prodotti facilmente, avere qualcuno che ci faccia vedere dal vivo cosa fare anziché affidarci a Youtube. Perché io propongo qualcosa in più di Youtube, cioè qualcosa di personalizzato.Vieni, ci incontriamo, vedo i tuoi capelli e facciamo qualcosa su misura. Non dobbiamo essere angosciate quando ci dobbiamo fare lo shampoo “cosa devo usare?”, “come devo usarlo?” “Ho visto tanti step su Youtube però non so da dove iniziare”

Quindi fai un lavoro di coaching capillare?

Esattamente!

Siamo curiosi di sapere da dove ti è venuto il nome del negozio

Ho scelto “La Sahariana” perché penso che il capello sub sahariano sia stato dimenticato qui in Italia. Per me era quindi il nome adeguato per specificare il tipo di capelli di cui mi occupo: il Kinky, ovvero il crespo non il curly (riccio). Il capello riccio caucasico non incontra le difficoltà che incontriamo noi donne africane. E poi anche se fosse, i loro prodotti si trovano ad ogni angolo di un qualsiasi supermercato. Noi, no! Noi usiamo metodi fuori dal comune. È una guerra costante per far sopravvivere i nostri capelli. Però se in questa guerra, incontri un alleato, le cose si facilitano un po’.

Durante i workshop che hai avuto occasione di condurre E in particolare questo, appena conclusosi, quali erano le domande che tornavano spesso?

 

Come fare ad ammorbidirli? Come riconoscere la struttura dei miei capelli tra 4a, 4b e 4c? Come mantenerli idratati a lungo? E in fine, il lessico. Molte parole sono prestate dall’inglese. Come tradurli in italiano?

In questa impresa, con chi lavori? 

Il mio finanziatore è Invitalia, il programma garanzia giovani. La Sahariana è una dita individuale che lavora con collaboratori. Le mie amiche con le quali ho iniziato a sognare, anche quelle che non vivono più in Italia, continuano a sostenermi.

Ma con questa fuga dei cervelli, tutti che vanno via, perché tu hai deciso di restare e aprire la tua attività?

Non mi trovo male in Italia. Non sono una persona estravagante quindi mi basta poco poi ho trovato questa grande opportunità di finanziamento che richiede di rimanere in Italia per un bel po’, l’ho colta. Sono qui, dovevo trovare un modo per sopravvivere qui. Dopo essermi laureata, ho fatto delle domande di lavoro, ho mandato tanti curriculum, ma ogni volta che venivo chiamata, era per fare la badante o per fare le pulizie. Ed erano lavori che ho scartato a prescindere. Volevo lavorare nel mio campo, in quello che ho studiato. Ho quindi sognato di combinare passione e lavoro. Perché per me, era più difficile cercare un visto, andare in un altro paese e ricominciare tutto daccapo. Perché tante volte, non lo si dice però si ricomincia daccapo. Ho cercato come fare per sopravvivere in Italia e in più sono rimasta incinta, dove sarei potuta scappare (risate)?

Hai qualche sponsor tra i produttori delle linee che vendi? E per caso, staresti pensando di creare una tua linea in collaborazione con qualche chimico o farmacista?

Non sono sponsorizzata da nessun produttore. Li compro io in base alla loro funzionalità. Tutti i prodotti che vendo sono stati provati ed approvati. Non penso di creare una mia linea perché è qualcosa di molto impegnativo. Se qualcuno vuole farlo e ha bisogno di consigli o di cavia, io ci sono. Infatti l’ho già fatto con Divina Cosmetics. Creare prodotti è il lavoro del chimico ed è giusto che ognuno rispetti i limiti.

Allora quali sono i progetti futuri della Sahariana?

Vorrei fare in modo che la vendita sia l’ultima fase. Vorrei più che altro, educare sul capello afro. Questo è il mio obbiettivo primo. Vorrei organizzare altri workshop per un pubblico più giovane come programma dopo scuola per far capire che il nostro capello non è un difetto come ci hanno sempre portato a pensare gli standard di bellezza. Provare con l’import-Export in Camerun, perché se questi prodotti sono difficili da trovare in Italia, immaginati in Camerun. Anche loro hanno bisogno di essere educate come si deve sul capello naturale.

Un’ultima cosa che diresti ai lettori?

Questo è un sogno che si sta realizzando. Vorrei dire a quelli che dopo la laurea, non riescono a trovare lavoro di non arrendersi. Se non trovi lavoro, createlo tu il lavoro! È impegnativo? Sì! Avvolte non dormi? Sì! Però dopo, li vedi i risultati. Sono rimasta disoccupata per un anno e stavo quasi per cedere e accettare un lavoro di badante, ma sono stata chiamata per il finanziamento. Me lo avevano concesso finalmente. Dovete munirvi di pazienza e verrete ripagati. Ai giovani extracomunitari, vorrei dire: Ragazzi, non dovete seguire per forza i modelli precotti. Bussate a tutte le porte e non guardate la vita di una persona che è arrivata prima di voi, per definire la vostra. Non è vero che chi fa economia deve per forza finire come operatore sanitario o uomo/donna delle pulizie. È vero che quelli prima di noi non incoraggiano molto però ognuno deve seguire la propria strada.

Andress Kouakou

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