Scarificazioni: le cicatrici come segno di identità e di bellezza

La scarificazione è l’incisione intenzionale fatta sulla pelle della faccia o del corpo. Potrebbe essere ritenuta dagli occidentali una pratica assurda se non che una violenza fisica, ma per alcune tribù africane è un rito di passaggio e spesso un segno di bellezza. Queste cicatrici sono usate come codici di identificazione della tribù di appartenenza. Esse si differenziano da popolo a popolo, ce ne sono tanti quanto i popoli africani, e ciascuna ha un significato proprio.

Nelle comunità Yoruba (Nigeria), per esempio, i segni vengono praticati alla nascita e indicano quale ruolo e quali diritti il neonato avrà e ricoprirà all’interno del suo clan. Lo stile (generalmente tre linee parallele) e la localizione (sulle guance) dei segni identificano la tribù d’appartenenza. Si distinguono generalmente in tre tipologie diverse:
1) I segni Owu (storica cità in Abeokuta, stato di Ogun) consistono in sei tagli su ciascuna guancia
2) I Gombo, chiamati anche Keke, sono una collezione di linee corte e mezze curve ai lati della bocca praticati dalla gente di Ogbomsho nello stato di Oyo.
3) L’Abaya consiste in uno stile di base abbastanza complesso di tre o quatro e avvolte anche sei linee orrizontali su entrambe le guance.

Ora ci spostiamo nel sud Sudan dove i segni vengono praticati sui figli maschi di una determinata stirpe. Qui troviamo il Gar, uno stile praticato anche in Etiopia, che consiste nel tracciare sei linee parallele sulla fronte, che partono da un orecchio all’altro. Altri tipi di segni sono quelli praticati dai Dinka, un’altro gruppo etnico sudanese, dove i segni sono caratterizzate da diverse linee parallele tra loro disegnate sulla fronte in modo da formare una serie di V, una dentro l’altra. Questi segni sono praticati per significare il passaggio di transizione dell’adolescenza all’età adulta.

Fino ad adesso si è parlato di segni incisi sugli uomini, ma anche le donne avevano le loro cicatrici “artistiche”. Il Bétamarribé per esempio praticato dalle donne del Benin, consiste in una griglia di linee o un disegno fatti sulla faccia. Si dice che indichino la crescita di una pianta, metafora di dolce attesa e/o il benestare. Il woodaabe, invece, è praticato dalle donne fulani che si adornano dipingendosi disegni più o meno elaborati con l’henné, come se fossero delle cicatrici. Si dice che lo pratichino, oltre ai motivi estetici, per bloccare spiriti maligni.

Presso molte culture africane più legate alla tradizione, il corpo umano è veicolo di espressione artistica da esibire senza timidezza o vergogna, per trasmettere messaggi o mostrare palesemente il proprio status. Considerano il corpo umano come la miglior tela offerta da madre natura, degna di essere decorata con cura con motivi, tatuaggi o cicatrici ornamentali in rilievo.

Ovviamente, la lista dei segni tribali è alquanto consistente, ma è importante notare che nonostante l’importanza di questi segni presso le tribù che le praticano, con il passare degli anni e con l’avvento dela globalizzazione, stanno diventando meno importanti. Anzi alcuni stati sanzionano con multe e/o detenzione chi partica la scarificazione.

Niamke N. Lynda

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