Dal panafricanismo all’Unione Africana: storia dell’Africa contemporanea

Considerata la culla dell’umanità, l’Africa è un continente di 30 milioni di chilometri quadrati che è stato colonizzato quasi interamente dalle potenze imperialiste europee nel XIX secolo, e che conta oggi più di 50 stati “indipendenti”. La sua storia è  fatta di soprusi e di crimini di ogni genere che sono iniziati nel XV secolo quando i figli del continente vennero deportati, sfruttati e schiavizzati nelle grandi piantagioni di cotone e canna da zucchero delle Americhe. Il triangolo commerciale ha perdurato per quasi quattro secoli, e milioni di africani sono stati privati della loro libertà, della loro identità, sono stati disonorati e spediti come merce.


Durante questi secoli di schiavitù, i negri si ribellarono e molti scapparono nelle foreste dove crearono villaggi clandestini per schiavi non affrancati; alcuni organizzarono rivolte e altri vendete. Questo spossessamento sociale, economico, politico e psicologico porterà alla ricerca di unità e solidarietà tra i neri. Verso la fine del XVIII secolo, questa ricerca di riappropriazione dell’indennità prenderà il nome di panafricanismo.


La storia dell’Africa contemporanea è il panafricanismo. Il panafricanismo è una visione sociale e politica, una filosofia e un movimento molto complesso che cerca di unificare gli africani d’Africa e i membri della diaspora africana in un’unica comunità globale con l’unico scopo di unire le varie politiche africane. Anche se nacque nel 1776 come movimento, il panafricanismo prese forme più consolidate nel 1900, quando alcuni intellettuali delle élite nere iniziarono, infatti ad interrogarsi sui problemi del continente e su come risolverli; infatti, è in quel periodo che Henry Silvester Williams, un avocato nero delle Antille inglesi, diede un nome all’unione di tutti gli africani neri. Sono tanti i padri del panafricanismo, citeremo grandi nomi come Henry Silvester William, Nnamdi Azikiwé, George Padmore e Francis Kofie Kwame Nkrumah, che sono stati il cuore pulsante dei 5 congressi, svoltisi dal 1919 al 1945, che hanno dato vita all’Unione panafricana.

Visto che i colonizzatori erano più interessati a distruggere la cultura, le tradizioni autoctone e derubare il continente delle sue richezze, nasce anche un movimento letterario e culturale, la Negritudine che coinvolse scrittori africani e afroamericani. L’ideale di base di questo movimento era uguale a quello politico pan africanista: gli esponenti, fra cui Léopold Sédar Senghor, Aimé Césaire, si proponevano di affrancare i proprio popoli dal complesso di inferiorità imposto dai colonizzatori attraverso la rivendicazione delle qualità dei neri, la loro cultura e le loro tradizioni.
L’ideale panafricanista nel corso degli anni non ha avuto una solidità effettiva, ma ha mutato la sua natura per diventare l’attuale Unione Africana. Prima di arrivare a questa integrazione sovranazionale, di fronte all’idea di una organizzazione continentale che non è riuscita a risolvere i problemi, alcuni stati si sono mossi verso un’integrazione regionale di stampo economico. Parliamo della Comunità dell’Africa orientale (EAC) fondata nel 2000 con Kenya, Tanzania, Uganda, Burundi, Ruanda e Sud Sudan membri; la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) fondato nel 1975 con 15 stati membri tra cui Ghana, Costa d’Avorio, Nigeria, Capo Verde; la Comunità economica degli stati dell’Africa centrale (CEEAC) fondata nel 1964 con 11 stati membri; il Mercato comune per l’Africa dell’Est e del Sud (COMESA) fondato nel 1994 con 19 stati membri; la Comunità di sviluppo sudafricana (SADC) fondata nel 1992 con 15 stati membri; la Lega Araba fondata nel 1945 con 7 stati membri ufficiali; e altri.
A questa sovrabbondanza di organizzazioni si è rilanciata l’idea di dover accelerare l’unificazione continentale, così nel 2000 venne costituita l’Unione Africana (AU) che prese vita nel 2002.

Questa organizzazione ha la stessa struttura istituzionale dell’Unione Europea: un consiglio esecutivo composto dai ministri dei 53 stati membri, un’assemblea suprema composta dai capi di governo, un parlamento Pan Africano (PAP), una corte di giustizia e un comitato economico sociale. In un mondo sempre più globalizzato, la domanda che ci si pone è quella sul ruolo dell’Africa all’interno dello scacchiere mondiale, della sua capacità di gestire la globalizzazione e slegarsi dalla dipendenza Europea. Certamente la creazione dell’Unione Africana è stato un passo importante verso la realizzazione dell’ideale del Panafricanismo, ma ancora persiste il divisionismo tra i singoli stati che sembrano non voler cooperare per un’integrazione economica del continente e per una riorganizzazione ordinata delle varie comunità regionali. MbitaChitala l’ambasciatore dello Zambian Libia, durante il sumit dell’UA a Libia nel 2008 disse che “è un’inevitabilità storica che l’Africa debba prima di tutto unirsi politicamente sotto un unico stato affinché possa avvenire un significativo progresso che permetta di avere un ruolo equo nella comunità globale”.

Andress Kouakou, Niamke N. Lynda

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