Infibulazione o come uccidere la sessualità femminile

Infibulazione o come uccidere la sessualità femminile

4 Febbraio 2019 2 Di Andress Kouakou

È da quando il mondo è mondo che le donne, provenienti da ogni parte del mondo, collezionano qualsiasi tipo di violenze: verbali, fisiche o psicologiche. Come ne testimonia il romanzo di Gustave Flaubert intitolato Madame Bovary, il piacere sessuale femminile era considerato una malattia. Infatti, esiste un nome per una donna in continua ricerca di piaceri sessuali (ninfomane), ma non altrettanto per l’uomo. Tornando al titolo, diamo una breve definizione delle mutilazioni citate.

L’infibulazione e l’escissione sono due pratiche fatte subire dalle donne ad altre donne. La prima, che deriva dalla parola fibula o spilla, è l’atto di cucire le grandi labbra della vulva lasciando solo una piccolissima apertura che permetta all’urina e alle mestruazioni di scorrere fuori. Prima della cucitura, vengono asportati le piccole labbra e il clitoride; si chiama escissione. Queste mutilazioni vengono subite da ragazze in età di sviluppo, prima di avere le prime mestruazioni o appena spunta fuori un briciolo di grasso mammario. L’unico scopo di queste pratiche è di impedire alle donne di avere rapporti sessuali prima del matrimonio. Inutile specificare che siano illegali. Prima di sposarsi, la ragazza infibulata, viene “disinfibulata”, cioè subisce di nuovo una tortura per essere aperta e preparata ad accogliere suo marito. Spesso, per quelle che non vivono in Africa, non avviene quest’altro processo e vengono aperte direttamente dalla penetrazione. E dire che il sesso dovrebbe essere una cosa bella.

I tre tipi di mutilazione vaginale

Tralasciando il sarcasmo, vorrei sottolineare il grado di arretratezza mentale di cui godono ancora certe tribù africane o del medio Oriente, considerando il numero crescente di ragazze mutilate nel mondo. D’altronde se esiste una giornata mondiale contro l’escissione, 6 febbraio, sarà sicuramente perché è un problema serio. Sono 200 milioni le donne alle quali è stato segnato il futuro. Perché sì, oltre a rovinare la vita sessuale di queste donne, le mutilazioni genitali hanno anche un impatto sulla vita quotidiana. Le testimonianze di Fatou (22 anni, escissa a 14 anni) e Ramata (38 anni, escissa alla nascita) lo dimostrano.


Io non sapevo di essere stata escissa fino a quando non sono rimasta incita. Il mio ginecologo mi ha spiegato che avrei potuto avere un parto molto difficile per via della mia mutilazione. Sono andata da mia madre per capire cosa fosse successo, ma lei mi rispose con un veloce: “ lascia stare. È la tradizione”. Per fortuna, il parto è andato a buon fine. Ho incontrato un professore che ripara la vulva e mi sono fatta operare nel 2006 a 27 anni.

Ramata, 38 anni


Nata in Francia, ero così felice di andare in Guinea per la prima volta con mia sorella. Stavamo per scoprire il sole, il mare e la spiaggia. Le nostre amiche ci invidiano e noi le stuzzicavano raccontando cosa avremmo fatto. Ma le vacanze si sono trasformate in un incubo. Noi e le nostre tre cugine siamo state escisse dalla nonna. Una signora ci teneva le gambe, un’altra ci schiacciava il petto per impedirci di urlare e la terza CI tagliava nella carne. Non dimenticherò mai quel giorno, neanche mia sorella che è oggi affetta da disabilità mentale

Fatou, 22 anni

Per sconfiggere questa piaga, serve un vero lavoro. Finché le madri che sono state mutilate continueranno a credere che sia “la tradizione”, queste pratiche perdureranno nel tempo.

Andress Kouakou

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