Donne che hanno segnato la storia africana: Abla Pokou

Nata in pieno inizio del XVIII secolo, Abla Pokou era la nipote del sovrano fondatore del regno Ashanti, Osei Tutu. Quando quest’ultimo morì, ascese al trono suo nipote, in virtù della legge matrilinea secondo la quale la sovranità appartiene alla linea materna. Infatti, dagli Ashanti, il figlio nato dal matrimonio della sorella del defunto re ha più chance di governare rispetto al suo stesso figlio. Quindi alla morte del nipote di Osei Tutu, doveva rimpiazzarlo il figlio di sua sorella. Sfortunatamente Itsa, uno zio geloso della famiglia reale, che ambiva al trono. Scoppiò così una guerra tra lui e il nipote Dakon, fratello di Abla Pokou, destinato a regnare. A Kumasi, allora capitale del regno, iniziò una vera lotta fratricida durante la quale Dakon perse la vita. Da quel momento, Abla Pokou intuì la terribile sorte che le spettava se fosse rimasta. Organizzò quindi una fuga con la sua famiglia, i suoi servitori, i suoi soldati e tutti quelli del popolo che riconoscevano in suo fratello, il re e scapparono via con i soldati di Itsa alle calcagna.

Secondo la leggenda, la regina Abla Pokou e il suo popolo furono bloccati dal pericoloso fiume della Comoé che funge da barriera naturale tra la Costa d’oro e la Costa d’Avorio. Le piogge lo avevano fatto riempire, rendendo impossibile la traversata. Con gli inseguitori a pochi chilometri da loro, bisognava trovare una soluzione. Disperata, Abla Pokou domandò al mago cosa chiedeva il genio del fiume per lasciarli passare. L’anziano le rispose “Regina Pokou, il fiume è molto irritato, e si tranquillizzerà solo dopo che gli avremmo dato quello che abbiamo di più caro“. Subito dopo, le donne proposero i loro gioielli in oro e in avorio. Gli uomini diedero il loro bestiame. Ma il mago rispose che quello che avevano di caro, erano i loro figli. Nessuno era disposto a sacrificare il proprio figlio. Abla Pokou capì che solo il sacrificio del suo unico figlio avrebbe soddisfatto il genio del fiume. Guardò il suo bambino un’ultima volta e lo gettò nel fiume. Le acque si calmarono e lasciarono passare la tribù. Dopo la traversata, la regina si girò e sussurrò: “Ba wouli” che significa “il bambino è morto”. È così che in omaggio al piccolo principe, la tribù prese il nome Baoulé e il villaggio in cui si stabilirono fu chiamato Sakassou ovvero il luogo dei funerali.

Andress Kouakou

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