• Dom. Ott 17th, 2021

FARAFINA'S VOICE

"La cultura non fa le persone. Sono le persone a fare la cultura. Il razzismo non dovrebbe esistere, però non vinci un biscotto se lo combatti" – Chimamanda Ngozie Adichie

Le famosissime borse da viaggio Ghana Must Go, disponibili in diverse dimensioni e colori (bianco-blu, bianco-rosso, bianco-verde e il bruttissimo grigio preferito dai commercianti di scarpe di seconda mano) sono delle borse di nylon intrecciato con zip, retaggio della cultura Ghanese. Super economiche hanno la magica capacità di avere dello spazio in più anche quando sembrano piene da scoppiare.

Queste borse sono il simbolo personificato della migrazione degli anni ’80 di cui il popolo ghanese è stato protagonista.
Il boom petrolifero degli anni ’70 in Nigeria aveva attirato nello stato molti stranieri da tutta l’Africa occidentale e la maggior parte di questi proveniva dal Ghana. Nel 1983 l’economia s’indebolisce, aumenta la disoccupazione cosi come i disordini in varie città. Per rispondere a questa emergenza, il presidente nigeriano Shehu Shagari, emette un ordine esecutivo che obbliga gli immigrati illegali e quindi senza permessi di soggiorno a lasciare il paese o sarebbero stati arrestati: il Ghana Must Go.
Dopo aver ricevuto un breve preavviso per lasciare la Nigeria, i ghanesi si affrettano a raccattare le loro cose e metterle in queste borse di plastica intrecciata, facilmente pieghevoli che si possono tranquillamente mettere in tasca.
Simbolo della storia migratoria del Ghana, le Ghana must go sono state anche il mezzo di trasporto della cultura, dell’eredità e dei ricordi.

Ancora tutt’oggi si usano queste borse per viaggiare sia all’interno dello stato che all’estero e hanno percorso molta strada a tal punto che nel 2017 le compagnie aeree KLM e Air France, ci pongono un veto a causa della possibilità di intasare i sistemi di consegna dei bagagli.

Oggi in Ghana e in molte parti dell’Africa occidentale per acquistare queste borse, si usa il nome Ghana must go e in Nigeria è anche associata all’uso dei politici corrotti per trasportare denaro, soprattutto durante le elezioni.

Nel novembre dell’anno scorso, il fotografo nigeriano Obinna Obioma residente a New York, in collaborazione con Chioma Obiegbu, un’artista visiva e designer nigeriana di New York e la stilista Wuraola Oladapo, ha utilizzato le borse per creare capi di abbigliamento di alta moda e altri oggetti per una mostra sulla migrazione intitolata Anyi N’Aga “We Are Going” (Stiamo andando) in Igbo.

Una curiosità su queste borse che si trovano pressoché in tutto il mondo è che ha diversi nomi che la associano ai migranti: in Germania è chiamata la “Türkenkoffer” (valigia turca), negli USA la “Chinatown tote” (borsa porta merce di Chinatown), in Guyana la “Guyanese Samsonite” (borsa Guyana), e in vari altri luoghi la “Refugee Bag” (borsa dei rifugiati).

Lynda Niamke

Dottoressa in Lingue e culture per l’editoria e in Giornalismo e cultura editoriale, Lynda è nata in Costa d'Avorio da madre ivoriana e padre ghanese. Trasferitasi in Italia all'età di 8 anni, vi ha seguito tutta la sua formazione scolastica. Il suo amore per l'Africa, le ha fatto decidere di fare un'esperienza in Ghana, dove ha perfezionato quelle che sono le sue conoscenze e competenze orali e tecniche nell'ambito del giornalismo.

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