• Mar. Giu 18th, 2024

FARAFINA'S VOICE

"La cultura non fa le persone. Sono le persone a fare la cultura. Il razzismo non dovrebbe esistere, però non vinci un biscotto se lo combatti" - Chimamanda Ngozie Adichie

La musica è uno strumento di comunicazione senza confini che permette a tutte le persone di conoscere la cultura altrui. È un mezzo potentissimo che non solo permette di esprimersi, fare ricerca, sperimentare, ritrovare il proprio benessere, ma è anche capace di influenzare generazioni. Basta pensare a come sia cambiata la musica nel corso della storia e a come un genere musicale sia identificativo di una generazione specifica. Come detto la musica non ha barriere, è libertà di espressione, è cultura, è vita. La musica è anche storia, perciò vi accompagno alla conoscenza di quella africana.

Innanzittutto bisogna aver ben note le due macroaree geografiche che, anche per questo tema si distinguono nettamente: il Nord africa e l’Africa subsahariana. Mentre la prima zona ha subito importanti influenze dalla cultura islamica, la seconda rappresenta la culla dell’autentica musica africana. Parlare di musica africana però è molto riduttivo perché come ben saprete, il continente è vasto e ha diverse realtà nazionali; ma il termine ci aiuta ad identificare quella tipologia di musica autoctona che ha due elementi di base comuni a tutti: una tradizione sulla quale poggia e strumenti musicali autoctoni. J. H. Kwabena Nketia, etnomusicologo ghanese, definisce infatti lo studio della musica africana come “lo studio della diversità nell’unità”. 

In molti stati africani la musica è un elemento essenziale dei riti e delle celebrazioni; che sia il raccolto, una nascita, il passaggio all’età adulta, un matrimonio o un funerale, tutto è accompagnato dalla musica associata a diverse tipologie di danze. Figure importanti della tradizione sono i griot, i cantastorie che attraverso la musica e il canto tramandano oralmente la storia dei loro popoli. Un altro aspetto fondamentale e comune alla musica trazionale è l’improvvisazione che prende spazio grazie all’oralità. L’improvvisazione si nota particolarmente in quei canti in cui una voce (il griot) fa da guida e le persone sedute o in piedi ma generalmente raccolte in cerchio battono liberamente le mani, rispondendo al cantato oppure cantano il ritornello. L’aspetto polifonico, la complessità strutturale e i procedimenti tecinici non dettati da regole ben precise fanno si che la musica tradizionale ponga l’accento più sulla sensibilità ritmica che sull’armonia e la melodia. Insomma il ritmo prevale su tutto.

Cosa scandisce meglio il ritmo dei tamburi? Gli strumenti a percussione infatti sono l’altra base comune alla musica di tutti gli stati africani. Ai tamburi si accompagnano spesso diversi strumenti idiofoni (strumenti in cui il suono è prodotto dalla vibrazione del corpo stesso dello strumento) come sonagli, campane, gong e sempre in funzione ritmica, strumenti melodici come balafon, flauti, liuti e tanto altro. La differenza tra le varie aree geografiche però sta nel significato che questi possono assumere in relazione all’etnia, alla circostanza e al contesto in cui vengono usati. Presso alcune monarchie, i tamburi sono ad esempio simbolo di potere spirituale e regalità terrena. Ci sono anche i tamburi per la danza, quelli per i riti, quelli parlanti, insomma una vasta gamma con le loro musiche che producono una grande varietà musicale: ninne-nanne, musiche da lavoro, per il raccolto, per il gioco, per danze, per matrimoni, nascite, per cerimonie rituali e tante altre con una ritmicità che li contraddistingue.

“Kelefa ba” canzone tradizionale dell’antico impero Mande ora conosciuto come Guinea Bissau. Questo canto parla di Kelefa Sanneh, un uomo andato in Gambia a combattere per dimostrare il suo stato di principe guerriero e morto per la causa.

Di Lynda Niamke

Dottoressa in Lingue e culture per l’editoria e in Giornalismo e cultura editoriale. Nata in Costa d'Avorio trasferitasi in Italia all'età di 8 anni, vi ha seguito tutta la sua formazione scolastica. L' amore per l'Africa, la port a fare un'esperienza in Ghana, dove perfeziona quelle che sono le sue conoscenze e competenze orali e tecniche nell'ambito del giornalismo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *