• Dom. Lug 14th, 2024

FARAFINA'S VOICE

"La cultura non fa le persone. Sono le persone a fare la cultura. Il razzismo non dovrebbe esistere, però non vinci un biscotto se lo combatti" - Chimamanda Ngozie Adichie

Nel 2015 l’artista francese Jain cantava una canzane dedicata ad una grandissima cantante e attivista sudafricana degli anni sessanta.

I want to hear your breath just next to my soul. I want to feel oppressed without any rest. I want to see you sing. I want to see you fight Because you are the real beauty of human rights” e poi ancora “Nobody can beat the Mama Africa. You follow the beat that she’s going to give ya. Only her smile can all make it go. The sufferation of a thousand more”.

‘Makeba’ di Jain

Questa canzone, andata virale sui social nel 2023, ha un significato e una storia particolare. Come si capisce, Jain invita a ballare e divertirsi con una persona di cui canta il suo apprezzamento, esalta le forme, il sorriso e lo sguardo. Questa figura femminile è appunto Makeba (titolo della canzone), Miriam Makeba.

Nata a Johannesburg il 4 marzo 1932, Miriam Makeba è morta domenica 9 novembre 2008, all’età di 76 anni, nei pressi di Napoli. Se n’è andata a causa di un malore seguito da un attacco cardiaco, dopo aver fatto ciò che amava di piu al mondo: cantare. Aveva infatti preso parte ad un concerto contro la criminalità organizzata dedicato a Roberto Saviano, a Castel Volturno.

Nella sua vita aveva preso importanti posizioni contro l’apartheid del Sudafrica e aveva sempre lottato a favore di un movimento mondiale contro il razzismo. Dopo essere diventata un’icona anti-apartheid, Makeba fu tolta la cittadinanza sudafricana e costretta all’esilio per trent’anni. Ritornò in patria solo dopo il rilascio dalla prigione di Nelson Mandela (1960).

Mama Makeba comunicava un messaggio positivo al mondo sulla lotta dei sudafricani contro le forze oscure del colonialismo dell’apartheid attraverso l’arte del canto”

Diceva di lei il ministro degli esteri sudafricano, la dott.essa Nkosazana Dlamini Zuma.

Era prima la voce di una nazione, poi di un continente che parlava al resto del mondo. Ecco perché venne soprannominata Mama Africa. Cantava in diverse lingue, dal suo Xhosa alla lingua franca dell’Africa dell’est, lo swahili, al portoghese, allo yiddish. Fu la prima a gettare le basi della World music.

Il suo primo concerto in Sudafrica (1991) ebbe un successo strepitoso e questo fu il motore di un tour mondiale tra Stati Uniti ed Europa. Fu accolta da diversi leader mondiali come Hailé Selassie (Etiopia), Fidel Castro (Cuba), John F. Kennedy (USA) e François Mitterrand (Francia). Makeba fece inoltre fatto un tour con grandi cantanti come Paul Simon, Nina Simone, Hugh Masekela e Dizzy Gillepsie.

Makeba fu anche ambasciatrice per il Sudafrica e la FAO delle Nazioni Unite, e in questa veste puntò i fari sulla triste condizione delle donne vittime della violenza sessuale nella Repubblica democratica del Congo. Da ambasciatrice mostrò anche al mondo un’Africa piena di irresistibili suoni vibranti.

Makeba come artista era una superstar, la prima superstar africana. La sua carriera musicale partì nei primi anni 50 con i Manhattan Brothers.Il grande pubblico iniziò a conoscerla con la celeberima “Pata Pata” e “The click song“. Ci sono poi motivi di successo come “Welela”, “Malaika” inni del mondo degli anni ’60 che alla ricerca di una voce capace di dare valore all’espressione black is beautiful.

Makeba diceva sempre di non essere una cantante politico, infatti nel suo vasto repertorio non ci sono testi di protesta ma canzoni dolci e ninnenanne, canzoni di festa e richiami all’unità, canzoni di sopravvivenza, ballate e tradizioni popolari che evocano memorie d’innocenza perduta.

Come africana è sempre stata orgogliosa delle sue radici e nella sua autobiografia, “Makeba: my story”, scrive:

Ho mantenuto la mia cultura. Ho mantenuto la musica delle mie radici. Attraverso la mia musica sono diventata la voce e l’immagine dell’Africa e della gente.

Seguendo la sua coscienza e la storia, è diventa così un simbolo d’integrità e panafricanismo.

Di Lynda Niamke

Dottoressa in Lingue e culture per l’editoria e in Giornalismo e cultura editoriale. Nata in Costa d'Avorio trasferitasi in Italia all'età di 8 anni, vi ha seguito tutta la sua formazione scolastica. L' amore per l'Africa, la port a fare un'esperienza in Ghana, dove perfeziona quelle che sono le sue conoscenze e competenze orali e tecniche nell'ambito del giornalismo.

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