Sicuramente tutti avrete visto il film d’animazione Madagascar, diretto da Eric Darnell e Tom McGrath. Per chi non lo avesse visto, si tratta della storia di un gruppo di animali (il leone Alex e i suoi migliori amici, Melman la giraffa, Gloria l’ippopotamo e Marty la zebra) che vivono nello zoo di Central Park a New York. Marty la zebra, stanco della quotidianità, vuole tornare a vivere nella natura, e un giorno va alla stazione Gran Central Terminal per andare in Connecticut. Alex, Melman e Gloria scoprono l’assenza dell’amico e lo inseguono, insieme ai pinguini Skipper, Rico, Kowalski e Soldato e agli scimpanzé Mason e Phi, ma poi vengono tutti acciuffati e riportati allo zoo. Sotto la pressione degli attivisti per i diritti degli animali, lo zoo è costretto a spedire via mare gli animali verso una riserva naturale in Kenya, ma durante il viaggio i pinguini riescono a dirottare la nave verso l’Antartide, facendo cadere in mare per caso le casse che contengono Alex e i suoi amici. Questi, alla deriva in mare, naufragano sull’isola africana del Madagascar.
Il Madagascar è una grande isola del mare Indiano, che si trova vicino al Mozambico e ospita una flora e una fauna uniche al mondo. Paese dei lemuri, quest’isola è l’ultimo rifugio al mondo per specie in via di estinzione. Nonostante faccia parte del continente africano, il Madagascar ha più affinità con il continente asiatico. A partire dalla stessa storia geologica, dagli aspetti botanici e zoologici comuni, dalla storia culturale e dalle tradizioni ancestrali, le radici di quest’isola sono del continente asiatico.

Un salto nel passato
Quando i primi colonialisti portoghesi approdarono su quest’isola nel XV° secolo, c’erano già gli arabi che cercavano di competere commercialmente con gli indonesiani e gli indiani sul litorale nord-est, mentre nel cuore dell’isola, separati dagli stranieri da distese di foreste, c’erano gli indigeni che oggi formano la nazione malgascia. Ma qual è l’origine di questo popolo indigeno, che con il passare del tempo si è mescolato con i vari coloni approdati sull’isola?
La storia ci insegna che l’umanità ha avuto origine in Africa, ma gli storici affermano che né la preistoria africana né quella asiatica influenzarono il Madagascar. Isolata da entrambi i continenti per milioni di anni, l’isola non conserva tracce fossili di uomini primordiali, ma è stata tardivamente scoperta da alcuni pescatori provenienti dall’Asia e poi dal Mozambico; questi insieme formarono i protomalagasci. All’inizio del secondo millennio, un’onda migratoria portò sull’isola pescatori provenienti dalle zone dell’India del sud e della Malesia: i deutero-indonesiani, le cui caratteristiche fisiche, tipiche dei malesiani (pelle olivastra, capelli lisci e occhi a mandorla), persistono ancora oggi nel popolo malgascio.
Il periodo coloniale
Nel XV secolo, come precedentemente detto, approdano in Madagascar i portoghesi, ma c’erano già gli arabi. Perchè? Questo perché l’espansione marittima araba, all’inizio del primo millennio, è stata un fenomeno di una portata storica considerevole. Fino al XII secolo, gli arabi avevano solcato la parte occidentale del mare Indiano e in particolare le coste dell’Africa orientale padroneggiando tutti i commerci. Da lì al Madagascar, la strada era corta. Da sempre grandi commercianti, gli arabi diventarono i principali competitori degli indonesiani. Nel XVII secolo, invece, si sono svolti dei seri tentativi d’occupazione coloniale: dopo l’allontanamento dei portoghesi, arrivarono gli olandesi, gli inglesi, i francesi ed infine i pirati europei che dominarono i commerci per 40 anni. Il Madagascar a quell’epoca, era noto in Europa come “l’isola d’oro”, una terra ricca e strategica da dover dominare.
La diversità e unità malgascia
Nel corso dei secoli in Madagascar, così come nel resto del mondo, diversi popoli si sono mescolati e hanno portato alla nascita di un nuovo popolo. Sull’isola si trovano infatti tre origini diverse: africana con pelle scura, capelli crespi, labbra spesse; asiatica con pelle olivastra, capelli lisci o leggermente mossi, occhi a mandorla; e i mettici.
L’unità malagascia si vede al livello linguistico. La lingua ufficiale dell’isola è il malgascio, al quale si affiancano tanti dialetti diversi a seconda della regione in cui ci si trova. Secondo alcuni studi di linguistica, il malgascio ha una radice indonesiana ed è vicino al Maanjan, lingua parlata in Borneo (isola del sud asiatico, nell’arcipelago malese). Il malgascio è una lingua arcaica rispetto alle lingue indonesiane attuali, infatti ha un vocabolario e delle costruzioni di frase che oggi non esistono più in Indonesia. Con il passare del tempo, questa lingua si è arricchita di parole ed espressioni provenienti dai vari colonizzatori passati sull’isola: parole in sanscritto indicano l’influenza indo-europea; parole africane (angumbi -> ombi, mucca; oneri pecora, akoho pollo); contributo arabo (kirobi tomba è un nome arabo). Per la redazione dei primissimi documenti scritti in malgascio furono utilizzati caratteri arabi, ma per la creazione di una scrittura standard della lingua malgascia, fu scelto l’alfabeto latino, con una particolare combinazione di vocali francesi e consonanti inglesi per favorire la diffusione della scrittura tra il popolo. Nel 1823 i missionari cattolici riuscirono a stampare i primi libri in lingua malgascia e il più importante di questi fu la Bibbia, che divenne il testo fondante della nuova cultura scritta locale.