• Mer. Feb 18th, 2026

FARAFINA'S VOICE

"La cultura non fa le persone. Sono le persone a fare la cultura. Il razzismo non dovrebbe esistere, però non vinci un biscotto se lo combatti" - Chimamanda Ngozie Adichie

Un tratto distinvo delle donne afro è l’air wrap, il coloratissimo foulard usato per avvolgere, coprire o acconciare i capelli.
dhuku in lingua Shona, duku in Chichewa, duku in twi, gele in Yoruba e iduku isiZulu, l’hairwrap ha origini sub-sahariana la sua caratteristica è quella di essere molto colorata e decorata con motivi geometrici tradizonali.

In molte culture africane, i copricapo indicano le credenze religiose o lo status sociale di chi lo indossa. Nella cultura Soninke (in Mali), ad esempio, indossare un turbante diligentemente annodato è simbolo di femminilità.
Nella cultura Yoruba (principalmente in Benin, Togo, Ghana e Nigeria), la posizione del nodo del turbante indica se una donna è sposata o single: una donna sposata porterà il nodo del suo turbante sulla destra, una donna nubile invece sulla sinistra. Un’altra caratteristica dei gele (turbanti yoruba) è che di raso (aso oke) e sulla testa hanno la forma di una corona.

Qual è la storia dietro questi copricapi?
Dovete sapere che durante la schiavitù, le donne africane deportate e rese schiave venivano rasate a zero e costrette a coprirsi la testa con dei teli e copricapi in modo da risultare meno appariscenti e non sedurre il padrone o gli altri schiavi. Questo atto veniva regolamentato dalla Tignon laws.


Da questa imposizione, ci fu una resistenza silenziosa che portò le donne ad acquistare tessuti costosi e dai colori sgargianti e a sviluppare nuove tecniche di annodatura del foulard sul capo, per conservare la propria sensualità.
Con i tessuti, i disegni e le annodature, venne sviluppato un vero e proprio linguaggio: attraverso il nodo ad esempio era possibile capire lo stato sociale o quello civile, il padrone di appartenenza, lo stato d’animo della persona e alcuni dettagli della sua stessa storia; se aveva figli, se aveva marito, se era stata già venduta e da quale parte della Costa d’Oro proveniva.

Alla fine del 700, prima delle lotte civili di Martin Luter King, lo status sociale delle donne bianche era “minacciato” dalle donne nere e i loro foulard ricchi di perle e piume a tal punto che il governatore della Louisiana e Florida Esteban Rodriguez Mirò promulgò delle leggi che imponevano alle donne nere, schiave o libere non importava, un semplice copricapo annodato e il divieto d’indossare vestiti troppo sgargianti.

Indossare un foulard doveva essere segno di vergogna per essere schiave ed inferiori, ma invece le donne afroamericane ne fecero un segno di bellezza, benessere e creatività. Il turbante stesso è diventato un simbolo di redenzione e femminilità dopo l’abolizione della schiavitù e oggi è un oggetto alla moda presso le donne afro in tutto il mondo.

Oltre al loro significato simbolico, gli hairwrap possono anche essere visti come un’arte. Le donne in Bénin, ad esempio, filano ancora a mano il cotone, lo colorano con tinture naturali e lo tessono a mano per creare turbanti.

Di Lynda Niamke

Dottoressa in Lingue e culture per l’editoria e in Giornalismo e cultura editoriale. Nata in Costa d'Avorio trasferitasi in Italia all'età di 8 anni, vi ha seguito tutta la sua formazione scolastica. L' amore per l'Africa, la port a fare un'esperienza in Ghana, dove perfeziona quelle che sono le sue conoscenze e competenze orali e tecniche nell'ambito del giornalismo.

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