Il Mozambico insegna i ragazzi in dialetti

Nella scuola elementare di Mitilene, nella provincia di Manhica, città situata a meno di cento chilometri dalla capitale Maputo, le lezioni si svolgono in changana, uno dei quarantadue dialetti parlati in Mozambico, invece del portoghese che è la lingua ufficiale dello stato. L’iniziativa che riguarda solo i più piccoli ha lo scopo di facilitare i primi anni di apprendimento.

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Alunni mozambicani nella scuola di Mitilene (c) Afp

La maestra Helena Joaquim Arguenha spiega che changana è l’unica lingua parlata dai bambini fino all’età di cinque anni ed è quindi importante per lei insegnarli nella loro lingua natale in modo che imparino molto meglio. Per più di sei anni, la docente Arguenha aveva insegnato in lingua portoghese per poi passare al changana nell’ambito di un programma finanziato dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) e dall’organizzazione locale ADPP, Aiuto allo sviluppo delle persone per le persone (Ajuda de Desenvolvimento de Povo para Povo).

Il portoghese è di certo la lingua ufficiale, ma gran parte degli abitanti parla solo almeno uno dei quarantadue dialetti. Secondo il ministero mozambicano dell’istruzione, dei un milione e trecento mila ragazzi che iniziano la scuola ogni anno, quasi il 90% non parla portoghese. E dopo tre anni di scolarizzazione, solo un ragazzo su venti riesce a scrivere in portoghese.

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Secondo l’UNESCO, soli il 58% degli adulti del paese e il 45% di donne sanno leggere e scrivere. Infatti, sembra che il governo mozambicano si sia reso conto del problema. L’anno scorso, la città di Maputo ha avviato una riforma che diffondesse l’insegnamento elementare in lingue locali fino all’età di dieci e poi subentrerebbe il portoghese.

Adesso i ragazzi sono più attivi perché conoscono la lingua. Non hanno paura di parlare con gli insegnanti e questo facilita la comunicazione tra le due parti.
La sfida ora è di convincere alcuni genitori che non vedono l’utilità di far parlare il dialetto ai loro figli anche a scuola, visto che lo parlano già a casa.

Foto in evidenza (c) Afp

Andress Kouakou

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